venerdì 11 settembre 2026

IN MEMORIA DI DENISE


 

È morta suicida Denise, figlia di Lea Garofalo, la donna calabrese simbolo della scelta di libertà contro la 'ndrangheta, testimone di giustizia, uccisa nel 2009 dall'ex compagno Carlo Cosco, il suo corpo bruciato e fatto a pezzi. Denise se n'è andata alla stessa età in cui sua madre fu uccisa: trentacinque anni. Una coincidenza che rende ancora più straziante una storia già segnata dal dolore fin dall'inizio.

Le poche righe di un'agenzia di stampa non possono restituire la portata drammatica di una vita segnata, fin da ragazzina, dal gesto coraggioso e definitivo di sua madre. Non conosco, e nemmeno mi incuriosiscono, i motivi ultimi che hanno spinto Denise a questo gesto disperato e irrecuperabile. Quello che mi spinge a una riflessione sono le conseguenze di un atto straordinariamente civico di denuncia e contrasto al potere mafioso e alle sue connivenze a tutti i livelli.

Isolamento. Spersonalizzazione. Legami familiari dissolti. Amicizie impossibili. Una vita costretta all'anonimato, sotto un'identità diversa dalla propria. Questo è il "premio" riservato a chi ha il coraggio di denunciare i soprusi del potere — mafioso, politico, economico. Denise quel prezzo lo pagò due volte: da ragazza, quando la sua testimonianza contribuì a fare giustizia per l'omicidio della madre; e per tutti gli anni a seguire, vissuti sotto protezione, privata di un volto pubblico, di una vita normale, persino del proprio nome.

Lo Stato, e noi tutti con esso, dovremmo condividere fino in fondo il peso di chi denuncia il potere criminale rischiando in prima persona la propria vita. Non basta ammirare da lontano il coraggio di chi si ribella: dovremmo capovolgere i termini dell'impatto sociale che le scelte coraggiose comportano. Ai mafiosi, ai politici corrotti, a chi usa il potere economico per schiacciare le persone — a tutti i potenti prevaricatori — dovrebbero essere riservati l'isolamento, la spersonalizzazione, la dissoluzione di ogni legame, l'anonimato e la damnatio memoriae. Alle persone coraggiose come Lea e come Denise, invece, onore, ammirazione, riconoscenza civica e una stima che duri nel tempo.

Grazie, Denise. Grazie a tua madre Lea. Avete pagato il prezzo più alto per essere state testimoni di un impegno civico che noi, forse, non siamo ancora capaci di realizzare fino in fondo.

Nessun commento:

Posta un commento