mercoledì 18 marzo 2026

Famiglia nel bosco: La Russa riceverà Nathan e Catherine in Senato il 25 marzo

Leggendo questa notizia su “la Repubblica” ho avvertito la necessità di esprimere, con pacatezza e rispetto per le persone coinvolte, alcune riflessioni che vorrei rendere pubbliche.

Mi ritengo una persona abbastanza tollerante, capace di mettermi nella prospettiva di chi la pensa diversamente e di valutare le cose da punti di vista che non condivido. Ma di fronte a certi atteggiamenti istituzionali palesemente retorici e strumentali, mantenere quella tolleranza diventa davvero difficile.

Vengo al caso.

Nathan Trevallion e Catherine Birmingham sono i genitori a cui a novembre 2025 è stata tolta la potestà genitoriale sui tre figli, che sono stati trasferiti in una comunità.

Il presidente del Senato, seconda carica dello Stato, ha tutto il diritto — e direi anche il dovere istituzionale — di incontrare chiunque si trovi in una situazione di disagio. L'incontro con la cosiddetta "famiglia del bosco" è stato confermato dallo stesso La Russa per il 25 marzo.

La domanda che sorge spontanea — e ammetto che sia anche retorica — è: perché proprio adesso? Perché la seconda carica dello Stato ha sentito l'urgenza di occuparsi di questa specifica vicenda, tralasciando le migliaia di situazioni analoghe che si verificano ogni anno nel nostro Paese? Secondo i dati del Ministero della Giustizia e dell'ISTAT, nel solo anno 2024 sono stati 46.107 i minori temporaneamente allontanati dai propri genitori. Di nessuno di loro si è interessato il presidente del Senato. Ed è qui che il tempismo dell'iniziativa acquista un significato difficile da ignorare. Il 22 e 23 marzo 2026 gli italiani sono chiamati a esprimersi su una riforma costituzionale che riguarda l'organizzazione della magistratura, con la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, la creazione di due Consigli Superiori distinti e l'istituzione di una nuova Corte disciplinare autonoma.

Non è dunque difficile leggere la coincidenza: una vicenda giudiziaria che ha suscitato reazioni emotive intense nell'opinione pubblica, presentata mediaticamente in modo da alimentare dubbi sull'operato della magistratura, viene cavalcata nelle settimane immediatamente precedenti un referendum che mette sotto esame proprio l'autonomia e l'organizzazione della magistratura stessa.

La Russa ha risposto alle polemiche in un video, precisando che l'incontro avverrà il 25 marzo, ovvero dopo il voto referendario, e invitando i critici a "farsene una ragione". La puntualizzazione sulla data è significativa: lo stesso La Russa sente evidentemente il bisogno di sottolineare che l'incontro non avverrà prima del voto. Il che, paradossalmente, conferma che il sospetto di strumentalizzazione elettorale è tutt'altro che infondato.

Ciascuno tragga le proprie conclusioni.

Per onestà e trasparenza verso chi legge: il 22 e 23 marzo 2026 io voto NO. Non perché ritenga la magistratura italiana immune da critiche o impermeabile a riforme — tutt'altro. Ma perché questa riforma specifica, in questo momento, promossa con questi metodi, non mi convince. E perché il confine tra riforma necessaria e indebolimento dell'indipendenza della giustizia mi sembra, in questo caso, pericolosamente sottile. Voto NO anche per rispetto verso chi, nel 1948, scrisse nella Costituzione che i giudici sono soggetti soltanto alla legge — non al governo, non alla politica, non al consenso del momento. Quella scelta non fu casuale: fu una risposta lucida e sofferta a ciò che era appena accaduto quando la magistratura indipendente non esisteva.

giovedì 8 giugno 2023

Ultimo giorno di lezione prima della pensione. Un saluto ai miei alunni

 Carissimi alunni,
oggi, nel mio ultimo giorno di lezione (prima del pensionamento), vorrei condividere con voi una citazione di don Lorenzo Milani, un insegnante straordinario che ha lasciato un'impronta indelebile in me e nel campo dell'educazione. Don Milani diceva: "L'educazione è una questione d'amore, e l'amore è sempre esigente". Durante il tempo che abbiamo trascorso insieme, ho sempre cercato di vivere queste parole. Ho cercato di amarvi e di mettere il massimo impegno nel vostro apprendimento e per la vostra crescita. Ho voluto che voi vedeste il vostro potenziale, che vi sentiste valorizzati e incoraggiati a perseguire i vostri sogni. L'amore insegna ad essere esigenti con se stessi e con gli altri. Ho cercato di essere esigente con voi perché desideravo che raggiungeste il vostro massimo potenziale. Vi ho chiesto di impegnarvi, di superare le difficoltà e di cercare sempre il miglioramento. Ricordo con gioia le nostre discussioni in classe, le vostre domande intelligenti, le vostre risate contagiose e le vostre imprese. Ho cercato di farvi sentire valorizzati, di incoraggiarvi a dare il meglio di voi stessi e di alimentare la vostra passione per il sapere e per la vita. Spero che il tempo trascorso insieme sia stato significativo per voi e che abbiate imparato non solo le conoscenze necessarie, ma anche importanti valori come l'empatia, il rispetto, la perseveranza, la gratitudine e, oggi materia rara, il senso del dovere e del sacrificio. Spero che abbiate imparato ad amare la bellezza delle scoperte e ad avere cura di voi stessi e degli altri. Ora è il momento per me di salutarvi e di augurarvi il meglio per il vostro futuro. Siate sempre affamati di conoscenza, siate curiosi, siate coraggiosi nel seguire le vostre passioni e non abbiate paura di affrontare le sfide che incontrerete lungo il cammino. Ricordatevi che avete il potere di fare la differenza nel mondo. Portate con voi i valori che avete imparato e cercate di essere cittadini responsabili e compassionevoli. Siate sempre disposti ad aiutare gli altri e a lottare per ciò in cui credete. Mi mancherete moltissimo e porterò con me i ricordi di ogni singolo momento passato con voi. Spero che ricorderete il nostro tempo passato  insieme con affetto e che continuerete ad alimentare la passione per la conoscenza nel vostro percorso di vita. Vi auguro tutto il successo, la felicità e l'amore che meritate. Grazie per avermi insegnato tanto e per avermi arricchito come insegnante e come persona. Il vostro prof… Fausto Lanzuisi

sabato 27 maggio 2023

Don Lorenzo Milani, 100 anni fa nasceva il sacerdote della Scuola di Barbiana

Don Lorenzo Milani un testimone dell'amore 
per gli "scartati della storia"

Cento anni fa, il 27 maggio 1923 a Firenze, nasceva don Lorenzo Milani, una delle personalità ecclesiastiche più significative del dibattito culturale del secondo dopoguerra: colto, visionario, disobbediente nel suo sentirsi sempre parte della Chiesa.

Su una parete della nostra scuola (Barbiana ndr.) c'è scritto grande: I CARE. E' il motto intraducibile dei giovani americani migliori. "Me ne importa, mi sta a cuore".

martedì 23 maggio 2023

23 maggio 2023: XXXI Anniversario della strage di Capaci

 PER NON DIMENTICARE


Alle 17 e 56 minuti del 23 maggio 1992 i sismografi dell'Osservatorio geofisico di Monte Cammarata, in Sicilia, registrarono una forte onda d'urto. A provocarla non era stato un terremoto, ma l'esplosione potentissima che uccise il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e tre uomini della loro scorta. Giovanni Falcone era stato l'esponente principale del pool di magistrati che a partire dal 1986, sotto la guida di Antonino Caponnetto, aveva istruito il cosiddetto maxiprocesso contro Cosa nostra.

domenica 9 aprile 2023

Pasqua 2023

 


Pasqua, che ritorna per ricordarci che niente è già deciso, nulla è inevitabile, la speranza della luce è già nascosta nelle tante notti.

Auguri

domenica 25 dicembre 2022

Auguri di Buon Natale

 

... "veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo". Ogni uomo, ogni donna, ogni bambino e ogni anziano, ogni malato e ogni migrante, tutti, nessuno escluso. Nessuna esistenza è senza un frammento di quella luce. C'è un pezzetto di Dio in ogni uomo, c'è santità in ogni vita.

Auguri

Fausto

mercoledì 30 novembre 2022

Etty Hillesum - Auschwitz 30.11.1943


Dobbiamo cominciare a prendere sul serio il nostro lato serio, il resto allora verrà da sé: e «lavorare a se stessi» non è proprio una forma d’individualismo malaticcio. Una pace futura potrà esser veramente tale solo se prima sarà stata trovata da ognuno in se stesso - se ogni uomo si sarà liberato dall’odio contro il prossimo, di qualunque razza o popolo, se avrà superato quest’odio e l’avrà trasformato in qualcosa di diverso, forse alla lunga in amore se non è chiedere troppo. È l’unica soluzione possibile. 

ETTY HILLESUM 


Middelburg 15.1.1914

Auschwitz 30.11.1943

domenica 17 aprile 2022

Pasqua 2022

 Buona Pasqua a tutti


La data certa di realizzazione di questo affresco di Piero della Francesca è ancora oggetto di numerosi studi, ma tradizionalmente lo si colloca tra il 1450 ed il 1463, quando il pittore si trovava ad Arezzo e stava completando gli affreschi delle “Storie della Vera croce”. Il soggetto è Cristo risorto dopo la sua morte, il quale si alza dal luogo dove era conservato il suo cadavere, mentre attorno a lui quattro esponenti dell’esercito romano stanno dormendo. Cristo viene rappresentato in posizione eretta e con in mano un vessillo che riporta l’insegna dei crociati; la stessa figura di Cristo, posta al centro della composizione, divide in due parti il paesaggio: sulla sinistra troviamo un luogo morto, assimilabile alla stagione invernale, mentre sulla destra invece la vita e probabilmente uno scorcio estivo.

I due scorci stagionali presenti in Piero della Francesca Resurrezione, sono una semplice allegoria del ciclo della vita, presente anche in altre opere di artisti contemporanei di Piero della Francesca. Il già citato vessillo dei crociati che Cristo trattiene nella sua mano è molto interessante, poiché probabilmente è un richiamo al regno di Gerusalemme ed al relativo insieme di leggi utilizzate al tempo, che erano chiamate “Lettere dal Santo Sepolcro”, ed indicano una sorta di continuazione delle scelte che venivano effettuate nella sede del governo della città.

Altro tema molto importante all’interno di quest’opera è senza dubbio il contrasto tra veglia e sonno, dove nella parte inferiore gli uomini hanno bisogno di riposo, mentre Cristo Divinità è sempre vigile. Tra gli uomini che stanno dormendo ai piedi del sarcofago di Cristo, proprio dove cade l’asta del vessillo trattenuto dal Salvatore, si trova un uomo vestito con un abito verde/marrone: non è altro che un autoritratto di Piero della Francesca. Il fatto che l’asta del vessillo cada proprio dove si trova lui non è un fatto casuale: può indicare o un collegamento con Dio che porta ispirazione all’artista, o anche una sorta di supporto nelle decisioni che lo stesso Piero doveva prendere (Piero della Francesca lavorò per la città più volte).  Molto interessanti i colori utilizzati in questa “Resurrezione”: concentrando la nostra attenzione sulle vesti dei soldati, è possibile notare che i colori dei loro indumenti si alternino tra un soggetto ed un altro (mentre uno ad esempio, indossa un berretto rosso ed una veste verde chiaro, l’altro, invece indossa un mantello rosso e l’altro ancora un berretto verde).

Infine, è molto interessante la “cornice” dell’opera: tutto il quadro sembra ambientato in un’apertura immaginaria, che viene confinata dalla presenza di due colonne antiche, un basamento ed un’architrave.

Pace! è il grido di questa Pasqua 2022

La croce a due donne dei Paesi in guerra. Il Pontefice: «Signore, insegnaci a far pace»



Irina, infermiera ucraina, e Albina, specializzanda russa, portano insieme la croce nella Via Crucis del Papa. È la XIII stazione, quella che ricorda la morte di Gesù sulla croce. Le due donne (ucraina e russa) che insieme portano la croce è stato un momento di grande intensità e commozione oltre che di una potenza mediatica fortissima.

L'urlo di Papa Francesco: "E' una Pasqua di sangue, non abituiamoci alla guerra. Pace oggi più che mai"