lunedì 6 aprile 2026

 

«Pasqua di dolore nel Mediterraneo»

PASQUA 2026

«Siamo partiti in 110». Trentadue sono sopravvissuti. Settanta e più sono morti. Era Pasqua.
E noi cosa facciamo? Contiamo. Contiamo i morti, contiamo gli anni — dal 2014 quasi 34.500 persone morte o disperse nel Mediterraneo editorialedomani — e poi archiviamo, aspettiamo il prossimo naufragio, e ricontiamo.
Non c'è un sistema europeo coordinato di soccorso. Non ci sono vie sicure. Ci sono i barconi, ci sono le acque libiche, ci sono i comunicati delle ONG che ripetono le stesse parole da vent'anni e che nessuno ascolta davvero. Solo quest'anno le vittime sono già più di 800 e l'anno non è ancora finito.
La verità scomoda è che non si tratta di tragedia. Le tragedie sono imprevedibili. Questo è un esito annunciato, programmato, tollerato. È la politica migratoria europea che uccide, con metodo e con calma, mentre i governi parlano d'altro.
Settanta persone. In fondo al mare. Il giorno di Pasqua.
Che almeno non ci venga di dire che non sapevamo.
Buona Pasqua a tutti


La "Croce fatta con i salvagenti" o, più comunemente, la croce realizzata con i legni dei barconi naufragati nel Mediterraneo è un simbolo potente e itinerante della tragedia dei migranti, utilizzato per richiamare le coscienze e per la preghiera.




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